Il Castello Cantelmo a Popoli

Il castello gode di una bellissima veduta paesaggistica su tutta la Conca Peligna

 

Il castello Cantelmo dovrebbe risalire all’epoca di Giacomo Cantelmo, fra il 1000 ed il 1015. Il motivo della costruzione dell’opera risale alle ricostruzioni ed i restauri voluti da Carlo I D’Angio per rafforzare le linee difensive. Dagli studi fatti sul posto ne emerge che prima dell’attuale torre a pianta pentagonale ce ne fosse un’altra alla cui poi furono unite delle cinta murarie per completare un impianto triangolare con due altre torri quadrangolari. La torre più a sud fu poi diminuita in dimensioni e inglobata in un torrione cilindrico ancora presente. Come è stato osservato gli interventi dell’età angioina non vanno per forza identificati in base all’impiego di torri cilindriche: il castello di Popoli presenta torri che si avvicinano alle opere fortificatorie eseguite negli anni Settanta-Ottanta del XIII secolo a Lucera e Melfi. È noto che
nel 1279-1280 Carlo I chiese al Giustiziere D’Abruzzo Guglielmo de Brunel operai e taglia pietre per la costruzione del castello di Manfredonia e, essendo stato Giustiziere D’Abruzzo anch’egli, Giacomo Cantelmo doveva essere ben informato sui programmi difensivi del suo sovrano. Negli ultimi anni del Quattrocento al fine di migliorare le difese di Popoli furono eseguiti i baluardi avanzati del castello, dei quali rimangono solo dei ruderi, mentre il torrione citato in precedenza dovrebbe essere poco in successione. Tale torrione appare dotato di casematte, merloni e feritoie che fanno pensare ai primi anni del Cinquecento: di qui le artiglierie potevano tenere sotto controllo il pendio e la vasta pianura a sud del sottostante paese.

 

 

Nel 1497 Restaino Cantelmo aveva ricostruito la torre dell’Aia di cui ci rimane un’immagine di una stampa ottocentesca dove è visibile il basamento a forma di scarpa con un redondone il quale è sovrapposto da un corpo cilindrico coronato da beccatelli. Benché il torrione dimostri somiglianze con la torre dell’Aia, l’assenza dei beccatelli lascia intendere che sia una costruzione ad essa successiva di pochi anni. Il 1497 è l’anno in cui Restaino fu riammesso nel possesso dei feudi che gli erano stati sottratti due anni prima dal cugino Sigismondo Cantelmo; nel 1503 Restaino si distinse nella battaglia di Cerignola, ove gli Spagnoli sconfissero i Francesi ed acquisirono il possesso del Regno di Napoli e, con un attacco notturno, riconquistarono Popoli che tornò in mani filofrancesi. Il castello fu poi trascurato, già verso la fine del Cinquecento servivano riparazioni. Fu continuamente trascurato per altri trecento anni e non si hanno più notizie fino al 1821, dove viene trascritto che del castello erano rimasti solo dei ruderi. Le mura subirono altri crolli con il possente terremoto del 1915.  Esistono due modi per arrivare fino alla sua torre più alta e sono adatti sia per adulti che per bambini. Messa l’attrezzatura adatta per il trekking si parte. Il primo percorso è quello più lungo e dura circa un’ora. La partenza inizia lungo via Tiburtina Valeria dove c’è un parcheggio per lasciare le auto. Poi si inizia seguendo i vari cartelli rossi e bianchi che indicano tutto il tracciato lungo 7 km. Il secondo percorso è più facile e parte direttamente dalla Piazza della Libertà di Popoli. Dura circa 30 minuti e attraverso una strada scalinata si arriva piacevolmente alla cima del Castello dove la vista vi lascerà senza
parole.

Fonte: Popoli città d’arte e natura della Carsa Edizioni, www.terredibenessere.com
Autori: Roberto Flauto, Federico Palmerini, Andrea De Melis
Progetto: Alternanza scuola-lavoro con l’istituto Amedeo di Savoia di Popoli

 

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